65125 - Lammidia
Un vino rosso fuori dagli schemi come da stile Lammidia, in cui si cerca la freschezza e la facilità di beva. Ottenuto da uve rosse in purezza con macerazione carbonica di una settimana, e affinamento in acciaio. Un vino che al naso presenta bei sentori che ricordano la frutta rossa, seguiti da note di liquirizia e speziate. Il sud della Francia made in Pescara.
Denominazione: Vino rosato
Uvaggio: uve rosse
Gradazione alcolica: 12
Affinamento: Alcuni mesi in vetroresina
Contiene solfiti

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65125 - Lammidia
Un vino rosso fuori dagli schemi come da stile Lammidia, in cui si cerca la freschezza e la facilità di beva. Ottenuto da uve rosse in purezza con macerazione carbonica di una settimana, e affinamento in acciaio. Un vino che al naso presenta bei sentori che ricordano la frutta rossa, seguiti da note di liquirizia e speziate. Il sud della Francia made in Pescara.
Servizio
Si consiglia di servirlo ad una temperatura di 14/16° in bicchieri Tulipano. Vino quotidiano.
Abbinamento
Ottimo per un aperitivo, si fa bere anche a tutto pasto, soprattutto con i piatti a base di pesce cucinati con ricette delicate, da provare con una pizza napoletana.
La cantina: Lammidia
Dietro Lammidia troviamo il duo costituito da Davide Gentile e Marco Giuliani, amici dai tempi dell’asilo. Cresciuti insieme, prendono strade diverse per poi ritrovarsi all’università e, da lì, iniziano il loro percorso nel mondo del vino. Inizialmente partecipano a fiere e degustazioni, poi frequentano le cantine dei vignaioli naturali, dove osservano il loro modo di vedere la vita e il loro rapporto con la natura, e capiscono che è possibile vivere diversamente rispetto a come avevamo pensato fino ad allora. Decidono allora di abbandonare i loro rispettivi impegni per provare a fare il loro vino, senza nessun prodotto chimico in vigna e in cantina, niente filtrazioni, niente chiarifiche, niente solforosa, insomma: uva e basta. Recuperano un garage di una vecchia cascina della nonna a Villa Celiera a 700 m sulle colline pescaresi, immersa nella natura incontaminata, e due vigne da mezz’ettaro in affitto a Pescara, dove c’è prevalentemente Montepulciano, e senza affidarsi a nessun agronomo, enologo o tecnico esterno, incominciano a sperimentare cose nuove. La prima vinificazione è del 2010, e si rivela sfortunata, tantè che si racconta che la nonna Antonia fece partire la prima fermentazione togliendo il malocchio o l'ammidia, da cui il nome la cantina. Dopo studi, confronto con altri vignaioli, prove, esperimenti, e tanti errori li hanno portato ai risultati attuali e a un percorso di miglioramento continuo. Le vinificazioni avvengono in contenitori in cemento, ideati, disegnati e costruiti da Davide e Marco per poter gestire i diversi processi, e gli per affinamenti si usano anfore di terracotta, qualche contenitore in acciaio e in vetroresina. In circa 10 anni sono stati prodotti circa una sessantina di etichette e su quasi tutte svetta l'impronta della mano che è diventata l'immagine identificativa dell'azienda, che rappresenta i vini fatti dall'uomo, sporcandosi le mani in vigna e senza aiuti tecnologici.
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